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Il compositore e pianista argentino Fernando Otero scoprì la sua vena di scrittore e musicista e il suo talento di direttore d'orchestra quando, seguendo l'esortazione di uno dei suoi maestri di musica, cominciò ad inserire i suoni originari della sua città natale, Buenos Aires, nelle sue opere.
"...Ne emerge uno stile unico e provocatorio, uno stile che unisce l'esperienza emozionante dell'improvvisazione jazz con una struttura classica contemporanea in composizioni spesso veloci ed intense, piene di pause ed inizi drammatici..."

Otero è salito per la prima volta alla ribalta nel 2000, coun un primo album eponimo, una collezione di pezzi registrati a Buenos Aires nei primi anni 90, poco prima che si trasferisse a New York.

Seguirono "Chamber Music", "Siderata", "Plan", "Revision", "Expansion" e nel 2008 l'acclamatissimo primo album per Nonesuch Records: "Pagina de Buenos Aires."

Dopo l'uscita di "Material" nel 2009 con Warner Music, il nuovo album "Vital" (World Village) ha vinto il Latin Grammy per Best Classical Album del 2010.

Nel 2012 esce "Romance", un disco di musica da camera che offre una collezione di composizioni originali che traggono ispirazione da elementi tradizionali di musica argentina, ma che allo stesso tempo sono decisamente cosmopoliti. Anche se la loro costruzione è meticolosa, spesso suggeriscono un senso di libertà di improvvisazione.

Otero ha scritto musica per orchestra, quartetti d'archi, coro, e strumenti solisti come piano, violino e violoncello. Molte delle sue composizioni (appositamente commissionate) sono state suonate in prime internazionali da artisti come The Kronos Quartet e l'ensemble Imani Winds.

Tra i suoi ultimi lavori la sonata Solo Violin per Nick Danielson; Solo Piano Works per Krisztina Wajsza; un Concerto per Violoncello per Inbal Segev; un trio di piano per Ahn Trio; e un album per duo pianistico eseguito dallo stesso Otero e Yana Reznik.

Vista la natura delle sue composizioni e la sua interpretazione, Otero è stato accolto entusiasticamente sia dal mondo jazz che da quello della musica classica di New York.

Fernando Otero si è esibito con il leggendario contrabbassista Eddie Gomez (che lo ha presentato come uno dei pianisti della nuova generazione), il flautista Dave Valentin, l'Orchestra Afro-Cubana Arturo O'Farril. Dopo la partecipazione alla produzione dell'album Funk Tango – vincitore di un Grammy - del maestro di clarinetto Paquito D'Rivera, Fernando Otero si è anche esibito al Birdland, Blue Note e al Caramoor Festival.
Otero ha scritto e prodotto colonne sonore per film e ha inciso più di 50 albums. Steve Smith del New York Times, nella sua recensione del concerto alla New York's Symphony Space nel Febbraio del 2012, ha scritto: "Le composizioni del Maestro Otero richiamano con forza alla mente i precursori del tango, evocando al tempo stesso Bartok e Prokofiev. La brillantezza del suo tocco riflette tracce di pianisti jazz come Bill Evans e Don Pullen. La sintesi che ne risulta indica audaci nuove direzioni per una venerabile tradizione."
Il Maestro Otero viene dall'Argentina, dove il romanticismo è stato spesso rappresentato come ricerca cinetica. La drammaticità del tango nella sua stessa eloquenza anima le sue composizioni, includendo aspetti della più classica musica da camera e dell'improvvisazione tipica del jazz.
Cominciando con "El Circulo Rojo", che appare in entrambi gli album di recente incisione, Danielson e Otero si sono uniti, suonando una melodia compatta ed in completa sincronia, uscendone poi fuori vertiginosamente per stabilire un contrappunto. Durante un passaggio, e poi in una seguente composizione vivace si può sentire un vago eco della dinamica che esisteva tra il pianista Chick Corea e il violinista Jean-Luc Ponty circa 30 anni fa..."
Nate Chinen, New York Times, Febbraio 2008.

"Otero è un pianista di serio talento, e le sue orchestrazioni sono in parti uguali Bernard Hermann e Charlie Parker. Proprio così: si alternano crescendo sospesi, frastagliati, e lunghe melodie sinuose. La sua musica emerge dagli altoparlanti e balza in ogni lato della sala, allo stesso tempo, esilarante e sbalorditiva."

Phil Freeman
Jazziz Magazine- March 2008

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